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Scritte celtiche nell'area mediterranea

di: Luciano Giovenzani 

 

 

La lingua celtica se venisse analizzata nel suo contesto primordiale ne scaturirebbe un quadro intrigante. Sino ad oggi furono dati affrettate conclusioni, esiti  basati unicamente su pochi reperti e sul fatto o credenze che gli antichi celti non usassero scritture (nella forma ortodossa) ma crittogrammi indecifrabili alfabeti come la scrittura Ogham composta di 30 lettere disposte su una retta, altre testimonianze della scrittura celtica, derivano dall'alfabeto runico scandivano. Il De Marinis attribuisce all'alfabeto etrusco arcaico le tracce epigrafi lasciateci dai Leponti. Altri druidi o bardi, oppure erano uomini di normale estrazione o capi villaggio che vagando per l'Europa meridionale lasciarono evidenze significative, per svelare l'erudizione epigrafe dei Celti. Sono note  le scritture del Calendario Gallico con le 62 fasi lunari e tutti i nomi delle stagioni, giorni e della settimana da cui deriva l'attuale denominazione. Altre popolazione celtiche in contatto con la civiltà latina e greca diedero testimonianze rupestri  della lingua scrittura  celtica. Da cui il Prof. Manfred Hainzmann recentemente pubblicò un saggio sulle iscrizioni lepontiche, gallo-greche, gallo-romane, latine, lusitane, galliche e celtiberiche. Come vedete queste iscrizioni rinvenute su are, stele, cippi: tutte nel territorio sud europeo. Tali scritte, a volte sono frasi costruite precise, altre in assenza di una adeguata traduzione testimoniano il carattere religioso e divinatorio del messaggio grafo, da albero dove i druidi riponevano la memoria dell'uomo, ma sempre di sostanza divinatoria. in base a questi nuovi fatti si dovrebbe rivedere la tesi del De Marinis, il quale è del parere che la scrittura  golasecchiana (L'alfabeto dei Lepontii)  venne interpretata come una scritta rurale con riferimenti ad un proprietario viticolo, ma bensì  il messaggio lepontico poteva essere di  natura divinatoria poteva essere stato un voto ad una divinità celtica del luogo. Altri  studiosi non sono d'accordo con il collega  dell'Univerta di Milano fervente sostenitore sulle origini campestri dell'alfabeto di Lugano, che sarebbe retico'runico e non ma originato  dall'etrusco arcaico, ma lo stesso etrusco discende dal runico come altri esperti germanici sostengono. Il carattere preferito e le  lettere latine: potrebbero essere attribuiti  alle popolazioni di ceppo ligure,  influenzati dalla cultura gallico-romana . Di tutt'altro avviso appare l'interpretazione data dal Hainzmann a patire dalla scrittura lepontica di Prestino (presso Como). Nelle tabelle seguenti redatte dallo studioso tedesco, della sezione archeologa dellàUniversità di Trieste, fa luce sull' elevato senso spirituale delle popolazioni celtiche..

Scritta Retica Lepontica

Pietra tombale con iscrizioni in retico o preitalico alpino conosciuto oggi come alfabeto lepontico in un primo luogo venne attribuita al nord-etrusco - (si legge da destra a sinistra): SLANIAL: VERKALA PALA e TISIVI o ticino (da una seconda interpretazione) : PIVOTIALVI :PALA - al centro in alto è ben chiara la figura di una pernice o fagiano , mentre a sinistra due segni un triangolo e una spirale abbozzata sotto un altra figura di un animale probabilmente un toro o un lupo anche le due C a sinistra della A non figurano una consonante perchè la C runica e retica era scritta con una K mentre la C celtica va pronunciata S - la frase posta fra due parallele rileva la tradizione retica dove la pietra venne rinvenuta risalente alla  tarda età del Ferro circa   300 a.C. - Retisches Museum Chur) foto Schweiz Landesmuseum Zurich

Scritta Lepontica

Prestino - Agglomerato di Como  

UVAMOKOZIS : PLIALEU : UVLTIAUOPOS : ARIUONEPOS : SITES' : TETU

Non vi sono traduzioni specifiche di questi testi, tuttavia si potrebbe dedurre, capire od interpretare due degli etimologhi come nomi di dei o divinità secondarie. UVLTIAUOPOS e ARIUONEPOS potrebbero essere delle divinità di seconda importanza gerarchica.

rif. Lejeune, Lepontica Paris 1971.

Scritta Lusitana.

da Cebeço das Fragoas

(Pusafoles do Bispo, Lusitania Portogallo)

OILMAN TREBOPALA

INDI PORCOM LABBO

COMAIAM ICCONA LOIMINNA

OILMAN VSSEAM

TREBARVNE INDI TAUROM

IFADEM (--- )

REVE + RE ( --- )

 

oilam Trebopala

indi porcom Labbo

COMAIAM Iccona Loiminna

oilam usseam

Trebarune indi taurom

IFADEM ( --- )

Reve + RE ( --- )

 

Anche in questo caso si ha una interpretazione frammentaria: Trebarune con Reve sono stati individuati come nomi appartenenti a dei, potrebbe essere una forma primordiale del dio gallico Tautanis?  "oilam" potrebbe essere interpretata come "pecora" abbinata alla parola "porcom" maiale e "taurom"  o bue . La scritta del prospetto di cui sopra, potrebbe avere a che fare con delle divintà agro-pastorali e non ad dei si riferisce a divinità teutoniche essendo la lontananza geografica opposta alle due culture. Cercando il significato la scritta potrebbe essere cifrata come: "la pecora Trebopala indi il porco Labbo sono state sacrificati da COMAIAM agli  dei Trebarune e il suo compagno ---  Reve".

rif. A.Tovar, L'inscription du Cebeco das Fragoas et la langue des Lusitaniens EC 11, 1966-67 - J.Untermann, Monumenta linguarum Hispanicarum IV. Die Tartessichen, keltiberrischen und lusitanischen Inschriften, Wiesbaden 1977 L3-1.

Scritta Celtiberica

stele di Penalba de Villastar

Terraconensis

ENI OROSEI

VTA TICINO TIATVNEI

TRECAIAS TO LVGVEI

ARAIANOM COMEIMV

ENI OROSEI EQVEISVIQVE

OGRIS OLOCAS TOGIAS SISTAT LVGVEI TIASO

TOGIAS

eniorosei uta tigino tiatunei trecaias to luguei araianom comeimu eniorosei equeisuique ocris olocas togias sistar luguei, tiaso togias.

 "Per coloro che abitano le Montagne e coloro che vivono sulle rive dei laghi, Abbiamo fatto questo pelligrinaggio al DIOCAVALLO (Epona la dea) Abitatrice di tutte le Montagne e dei Laghi. Per volere della Comunità erigemmo questa stele a memoria, (e nello stesso tempo) anche a ricordo di Thiatus." -  In questa frase vi sono tutti gli elementi, del culto dei Celti verso la natura, monti e laghi sede naturale delle divinità, la dea cavallo che abita sui monti, TICINO o tigino lingua pre celtica o lepontica ossia il nome stesso del fiume Ticino  che nasce tra i monti e Lagus (acqua). Due soli elementi fonetici di questa lingua del passato ma significativi per l'etimologia moderna. 

Rif.  W. Meid, Kleinerekeltibesche Sprachdenmäler, IKB Vorträge un Kleinere Schriften 64 1996 8ff - F. Marco Simon, Die religion im keltischen Hispanien, Budapest 1998 - J. Untermann, Monumenta linguarum Hispanicarum IV Die tartessichen keltiberischen und lusitanischen Inschriften Wiesbaden 1997 K.3.3

Scritte Gallo-Romane

Patera di Couchey

(Gallia Lugdunensis)

DEO ALISANO PAVLLINVS

PRO CONTEDOIO FIL SVO

V S L M 

Deo Alisano Paullinus pro Contedoio fil(io) suo, v(otum) s(olvit) l(ibens) m(erito)

 

 Per il suo Figlio Contedoios o Contedoius (fece) Paullinus (questa lapide votiva( al dio ALISANUS ...nel quale la sua devozione  ...

Vacluses aux Vaison

presso Nimes fu trovata una lapide nella quale riportava questa scritta in  greco-gallico  SEGOMARUS, figlio di VILLU cittadino di Nemaussus (Nimes) fece erigere queste NEMETON  a BELESAMA che protrbbe essere il dio gallico Belain, Belenos, un ringraziamento al dio gallico equivalente al dio germanico del Tuono, la stessa scritta come viene riportata nella tabelle qui sotto il signicato sono simili diretti alle stesse divinità di cui forse fatte dalla stessa mano in due scritte e lingue differenti una in greco-gallico e la più breve in gallico senza influenza latina 

DOIROS SEGOMARI

IEVRV ALISANV

Doioros Segomari ieuru Alisanu

 

Inscription en langue gauloise - Musée Alésia

 

La formella  incisa in gallico  fu trovata nel Foro gallo-romano d’Alesia nella parte nord orientale del colle vicino vi era l’edicola della dea Ucuetis et Bergusia, identificata come la protettrice della corporazione dei maestri metallurgici,  conosciuti da Plinio il vecchio, come gli specialisti dell’argentatura dei bronzi. Leggendo da sinistra a destra DANN ALIS MARTI dann in questo caso a casa o luogo dedicato alla mater o dea madre prosegue la celebre scritta gallica scoperta nel 1839 dando la conferma della scoperta della segretissima località celata per secoli, dopo la sconfitta di Vencingetorix 

Rif. Y. Lambert, la langue gauloise 1994 135 - Prof. Manfred Hainzmann Univ.Granz 1998 ac.at 

seconda edizione - Luglio 2001

 

 

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