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di : Juanin Salinas

 

Predendo  la configurazione geografica della Penisola Iberica, la parte meridionale occidentale dell'Europa, con la barriera naturale dei Pirenei, possiamo dedurre che questa terra sia stata isolata per millenni, impedendo le migrazioni degli altri popoli europei. Un aspetto del tutto trascurato dagli studiosi, in passato i quali sostenevano la presenza di stirpi  autoctone, quali i Sicani e i Liguri o Libici provenienti dal Nord Africa, attraverso lo stretto di Gibilterra, all'epoca unita ai due continenti, permettendo il passaggio delle popolazioni libiche, allevatori di bovini da cui sembrerebbe indicare la discenza africana delle mandrie di bovini dal manto nero spagnoli, in contrasto ad altre teorie, come rilevano i graffiti delle Grotte di Altamura di cui  popoli primitivi della Spagna, già occupanti della penisola iberica,  allevatori 50 mila anni fa. Gli  Iberi, nome dato da Erotodo per distinguerli da altre stirpi quali i Cuneti, i Sicani, antichi abitatori nel meridione della Spagna fra i fiumi Guadalquivir e la Guadiana da guadar o guado=passaggio, prevalse il nome di Iberi per distinguerli anche dai possenti e robusti Liguri i quali valicando i Pirenei si spinsero fino alla prealpi, mentre una parte si stabili a Nord dei Pirenei dando origine alla stirpe basca (Carasso 1886).

In questo contesto primordiale vaghe erano le vere sorgenti dei popoli ispano-iberici conosciuti da romani come Celtiberi, il nome deriva dalla fusione della grande emigrazione nord europea dei clan celtici con gli Iberi,  i Cuneti, i Vasconi; da notare il suffisso V che in spagnolo si pronuncia B =  Basconi, Questi difficilmente uscirono dalla penisola ispanica. Tutti poi furono sottomessi dai romani come Celtiberi. Questi popoli sempre in movimento non tardarono a spingersi oltre oceano, conquistando le coste meridionali dell'Irlanda e le isole britanniche,  un clan che venne chiamato Siluri da  Tacito, ne descrive come conquistatori del Galles, molte caratteristiche somatiche degli irlandesi sono:  i  capelli corvini e gli occhi chiari ed azzurri. Anche nella Gallia, meridionale gli stessi iberici si autonominarono Salii per distinguersi dai Liguri, loro antenati .

Gli iberici  conquistarono le isole maggiori del Mediterraneo; Corsica e Sardegna. L'impatto fra due correnti di popoli fu sempre in origini poco chiari, nel contesto degli insediamenti in Italia, (Il Kruta), non ha dubbi furono gli stessi guerrieri Celti del Nord e del centro Europa furono i conquistatori  delle due grandi penisole mediterranee. Una leggenda antichissima lusitana, descrive un popolo dai fulvi capelli che viveva ai margini del mondo all'estremo occidente, il loro re fu Atlaas, i loro sudditi furono chiamati at tlas dinì =di Atlaas gli atlanti  capaci di costruire  enormi templi agli dei del mare, un nesso con il mito di Atlandine? potrebbe essere, ma non cambia nulla, ne smentisce la presenza di dolicalicefali proveniente dal profondo del continente europeo, la zona potrebbe essere a nord del Taro, l'odierna Galicia.  

Ma gli Iberi, cresciuti  nella loro penisola, non tardarono ad oltrepassarne i confini, come conquistatori od emigranti armati, seppure questi spostamenti  delle stirpi iberiche oltre i Pirenei non fu contemporaneo o quasi nello stesso periodo alla prima loro apparizione  nella penisola stessa. Inviarono colonie in alcune della grandi isole del bacino occidentale del Mediterraneo, come nella Corsica e nella Sardegna, dove la loro presenza è stata confermata dagli antichi scrittori e si estesero nella Gallia meridionale occidentale, da oriente fino all’Italia coi Liguri, Siculi e Sicani, e a Nord  fino all’Inghilterra; dove i Siluri lasciarono alcuni frammenti di  reperti  nel  Galles; essi  erano di stirpe iberica nell’opinione ragionata  di Tacito. 

Quindi non mancherebbe di i fondamenti alla esistenza di un impero iberico antichissimo nell’Europa occidentale, già da noi ricordato (...), quando però ad esso si attribuisse un significato  etnografico. Non essendo probabile una dominazione regolare di nazione iberica di  così vasta estensione di territorio in età tanto remota, ed anteriore alla venuta delle popolazioni celtiche dall'Europa. Per scarsità di elementi non si conosce la durata e le vicende della prevalenza iberica nella Gallia occidentale meridionale, possiamo però affermare, che nel IV secolo a.C. la costa della Spagna dalle Colonne d'Ercole alla costa galiziana e nordica  (ora Asturia fino ai Pirenei  orientali), abitavano e dominavano esclusivamente popoli iberici .

Intorno al bacino del  Rodano coesistevano pacificamente Iberi e Liguri e dal Rodano alle Alpi marittime il paese era in mano dei soli Liguri, ivi stanziati da secoli e padroni della regione italica, da essi nominata Liguria con limiti alcun poco più estesi, come diremo. Ma col prevalere dei Celti in tutta la Gallia, gli Iberi ed i Liguri ne vennero successivamente espulsi, i primi respinti nei limiti naturali della Iberia, i secondi dell’Italia, salve alcune tribù, fra cui i Leponzi e gli Insubri , che vi si mantennero indipendenti nella Gallia cisalpina e fino alla conquista dei Romani. Anzi, i Celti passarono anche nella penisola iberica, dove alcune delle loro tribù, mescolandosi agli Iberi, diedero originale ai Celtiberi e alcune poche si sovrapposero anche agli Iberi: ma nella maggiori parte della penisola si mantennero prevalentemente gli Iberi, non essendovi mai i Celti riusciti a farne la conquista, come era avvenuta nella Gallia .

Quest'ultima teoria non coincide con le grandi testimonianze archeologiche della presenza celtica in Spagna. Le due  nazioni però non avevano fra loro nessuna analogia , si differenziavano  radicalmente per lingua, per caratteri fisici e per consuetudini. È una distinzione capitale già fatta da Giulio Cesare rispetto agli Aquitani, frazione innegabile degli Iberi, ed accertata dai progressi della filologia e dell’antropologia comparata. Confermasi ancora dal fatto che gli Iberi compaiono tuttavia nelle condizioni dell’età della pietra, mentre i Celti , alla loro venuta in occidente già possedevano l’uso dei metalli, e avevano oltrepassato quel Primo periodo stato comune a tutte le nazioni E di fatto la descrizione che degli Iberi ci lasciarono gli scrittori antichi, differisce radicalmente da quella dei Celti loro vicini e principali nemici.  

Orgogliosi per indole ed accortissimi, non aperti ed espansivi ma chiusi e diffidenti, gli Iberi si distinguevano per sobrietà e singolare frugalità, al punto che bevevano acqua e mangiavano una sola volta al giorno, benchè amassero  il fasto nel vestire. Temprati  alle fatiche e ai disagi, disprezzavano la morte e i dolori: neppure la tortura valeva a strappare loro una confessione forzata,  si videro più volte perire fra atroci tormenti piuttosto che tradire il segreto loro affidato, valori innegabili di un stile di vita tutto iberico.  Agilissimi nella persona, camminatori instancabili,  spiriti irrequieti e bellicosi, preferivano la guerra alla pace, andavano alla battaglia come ad una festa, ed incontravano la morte impavidi. Consideravano non solo lecito ma onorevole il brigantaggio; e solamente quando vennero a contatto con con i  Romani, persero il loro onore, costume e nazione.

Gli stessi Iberi pare che avessero istituzioni religiose e classe sacerdotale prevalente, come i Druidi ad esempio, comuni a tutti i Galli, come fa uno singolare reciso contrasto la parsimonia e frugalità dei primi colla voracità dei secondi. I colpi più gravi ebbe la nazionalità iberica nella penisola non dai Celti, ma dai Fenici, dai Cartaginesi e dai Romani.  I Baschi rimasero e si  sottrassero a qualsiasi influenza da parte di altri popoli conquistatori, mantennero intatta nelle loro province, la lingua e i costumi .  Quanto all’origine etnografica degli Iberi, e alle conclusioni negative adottate rispetto ai Baschi, loro ultimi legittimi rappresentanti, pur non avendo altre analogie,  sul continente europeo, Baschi ed Iberi furono due stirpi dalle oscure origini comuni nella  Spagna , un intreccio non ancora chiarito ne dalla protostoria ne dalla massiccia presenza dei Celti in questa penisola europea.